Breton su Savinio “L’Antologia dell’ humour nero”

nov 11 2009

L’intero mito moderno, fino ad ora amorfo, fonda le sue origini nel lavoro di due persone  che sono quasi indistinguibili nello spirito – di Alberto Savinio e di suo fratello, Giorgio de Chirico  che raggiunsero il loro apice un po’ prima della guerra del 1914.
Fanno appello simultaneamente alle possibilità visive e a quelle auditive per  creare un  linguaggio intellegibile universale, simbolico, concreto, un tipo di linguaggio che richieda  di considerare completamente  la specifica realtà dell’epoca (l’artista che si offre come una vittima del suo tempo) come anche la metafisica, endemica interrogazione dell’epoca: la relazione tra i nuovi oggetti che siamo obbligati ad usare e i vecchi oggetti (abbandonati e non) è estremamente inquietante e in questo s’intensifica il sentimento di fatalità. “il percorso che al momento tende a predominare” scrive Savinio nel 1914” è specialmente caratterizzato dalla sua oscurità, dalla sua forma austera e dall’aspetto rigido, ben materializzato nella sua metafisica…diversamente dai giorni in cui l’astrazione regnava suprema, la nostra epoca prova a tirar fuori gli elementi totalmente metafisici  dalla materia stessa (cose). L’idea metafisica potrebbe passare dalla condizione di astrazione a quella dei sensi . In questo modo gli elementi, che l’uomo ponderato e sensibile avverte, potranno essere messi in luce.”.

Siamo arrivati, dunque, al vero centro del mondo simbolico sessuale, come già Volkelt e Scherner l’hanno descritto prima di Freud.  Proprio come le prime pitture di de Chirico esprimono la relazione tra il sesso maschile e quello femminile, in relazione alla disposizione delle torri e dei portici –le torri giustificano i titoli che riguardano la parola nostalgia mentre i portici tutti quelli che  insistono sull’enigma- così anche ne  “Les chants de Mi-Mort”(1914) di Savinio troviamo l’uomo “calvo”, nell’immagine del loro padre, come de Chirico l’ha ritratta nel dipinto “Cervello di bambino”, con il volto che ricorda vagamente “alcune foto di Napoleone III e alcune di Anatole France ai tempi de Il Giglio rosso: questo signore che ti fissa con lo sguardo mentre ride sulla sua manica è sempre il demone della tentazione”; “l’uomo giallo”, spinto da un dio invisibile dell’amore (quasi sicuramente lo stesso ego sotto i raggi trasversali delle sue luci); la “Daisyssina”, l’Eterno femminile, “la madre della pietra” sotto la cui maschera è impossibile non riconoscere l’austera e severa Baronessa de Chirico, nella cui ombra suo figlio Giorgio ha dipinto e si è rovinato così tante volte (l’uomo giallo “uccide sua madre, poi la bacia; la lancia in aria sul soffitto e poi la riafferra; la scansa e la calpesta. Eccezionale scoppio di risate”); “l’uomo di ghisa” che ha costruito un recinto decorativo intorno alla società; “due angeli, un re matto, un uomo bersaglio”, senza parlare del “piccolo ragazzo” la cui entrata è abbastanza sintomatica “in una camicia da notte, mantenendo una candela. Con la suola della sua pantofola schiaccia un ragno che cammina sul muro; dopo, tremando, vede  l’insetto schiacciato muovere un’antenna”, collocando già l’azione tra i misteriosi confini dell’ego e del superego. Quest’ultimo è rappresentato in tutto il suo potere, così come nell’opera di de Chirico è rappresentato dalle statue “che si presentano qua e là”, la maggior parte equestri – che  in alcuni casi, iniziano persino a galoppare.

Nei due fratelli, l’humour nasce in maniera repentina dalla consapevolezza intermittente ,ma molto acuta, della propria repressione. In questa maniera, entrambi mantengono viva la credenza primitiva secondo cui  le proprietà del cibo si trasferiscono alla persona che le assorbe e plasmano il suo carattere, donde tutti i tipi di proibizioni. Ebdòmeros, l’eroe del libro di de Chirico, divide le portate in “morali e immorali”. Disapprova assolutamente il consumo di molluschi e crostacei e “ considerava pure come molto immorale il fatto di consumare gelati nei caffè, e, in genere il mettere pezzi di ghiaccio nelle bevande..egli considerava  la fragola e il fico come i più immorali tra i frutti.” . Freud ha messo in risalto la relazione che esiste tra la persistenza di questa credenza , cioè che l’assimilazione orale possa avere serie conseguenze, e l’ansia nel momento della scelta dell’oggetto sessuale.

Ne “Les chants de Mi-Mort”, Savinio ha orchestrato un inusuale accompagnamento. Su questo tema, la critica de Le Soirées de Paris ha scritto ” non possiamo evitare di occuparci della maniera in cui il signor Savinio interpreta la sua opera al pianoforte. Suonando con incomparabile padronanza e forza, questo giovane compositore, che rifiuta di indossare la giacca,  resta in maniche di camicia di fronte alla tastiera del suo pianoforte. È straordinario vederlo dibattersi, urlare, frantumare i pedali, descrivere  i vertiginosi mulini a vento, tirare pugni nell’esplosione della passione, della disperazione, dell’imperturbabile gioia…Dopo ogni brano, ripulivano il sangue che aveva sporcato i tasti”. Dopo tre mesi scoppiò la guerra.

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