Breton su Savinio “L’Antologia dell’ humour nero”
L’intero mito moderno, fino ad ora amorfo, fonda le sue origini nel lavoro di due persone che sono quasi indistinguibili nello spirito – di Alberto Savinio e di suo fratello, Giorgio de Chirico che raggiunsero il loro apice un po’ prima della guerra del 1914.
Fanno appello simultaneamente alle possibilità visive e a quelle auditive per creare un linguaggio intellegibile universale, simbolico, concreto, un tipo di linguaggio che richieda di considerare completamente la specifica realtà dell’epoca (l’artista che si offre come una vittima del suo tempo) come anche la metafisica, endemica interrogazione dell’epoca: la relazione tra i nuovi oggetti che siamo obbligati ad usare e i vecchi oggetti (abbandonati e non) è estremamente inquietante e in questo s’intensifica il sentimento di fatalità. “il percorso che al momento tende a predominare” scrive Savinio nel 1914” è specialmente caratterizzato dalla sua oscurità, dalla sua forma austera e dall’aspetto rigido, ben materializzato nella sua metafisica…diversamente dai giorni in cui l’astrazione regnava suprema, la nostra epoca prova a tirar fuori gli elementi totalmente metafisici dalla materia stessa (cose). L’idea metafisica potrebbe passare dalla condizione di astrazione a quella dei sensi . In questo modo gli elementi, che l’uomo ponderato e sensibile avverte, potranno essere messi in luce.”.
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